
giovedì 7 febbraio 2008
lunedì 4 febbraio 2008
Recensione: "Come Ragioniamo"
Frixione, Marcello, Come ragioniamo, Bari, Edizioni Laterza, 2007, pp. 170, € 12,00, IBSN 978-88-420-8312-2
Recensione di Dario Scognamiglio, 18/11/2007
Logica
Il testo Come Ragioniamo di Marcello Frixione è un'opera agile e scorrevole il cui oggetto, come desumibile dal titolo, è il ragionamento nelle sue modalità di sviluppo e procedura logica. Non si tratta di un manuale, di cui non ha e non pretende di avere la completezza, ma di un'opera a carattere fondamentalmente divulgativo che tratta con straordinaria limpidezza espositiva temi di rilevante complessità concettuale, dalla logica formale nelle sue varie declinazioni al calcolo delle probabilità.
È un libro appassionante. Adopero questa definizione poco usuale per un testo di logica, ma il volume di Frixione riesce a tenere incollato il lettore, accompagnandolo capitolo dopo capitolo come tra le pagine di un romanzo. Presupponendo l'interesse per la materia, due sono le ragioni di questa peculiare appetibilità del libro: in primis la pulizia della scrittura di Frixione, la chiarezza lessicale e la linearità espositiva. In secondo luogo, la capacità di riportare sempre, in ogni passaggio di maggiore complessità concettuale, l'astratta struttura delle forme logiche e degli schemi di ragionamento alla loro concretezza, evidenziandone la costante presenza nel nostro pensare quotidiano.
L'opera è strutturata in 4 capitoli.
Il primo capitolo funge da introduzione, presentando all'attenzione del lettore alcuni concetti fondamentali per procedere nella comprensione del testo. In particolare, alcuni elementi basilari di logica formale (logica degli enunciati e logica dei predicati) come i connettivi argomentali e le tavole di verità.
Il secondo capitolo inerisce più direttamente la problematica oggetto del libro - ovvero il ragionamento - partendo dalle fallacie, che l'autore stesso definisce come argomentazioni errate che tuttavia, a un primo esame, possono apparire persuasive. L'autore espone numerosi e intriganti esempi, svelando al lettore le sue convinzioni ingenue, gli errori grossolani del suo modo di inferire e, talvolta, persino di percepire.
Il terzo capitolo è a mio avviso il più interessante; è capitato a tutti di confrontarsi con problemi di “categorizzazione”, scoprendo in maniera quasi ludica un vuoto della nostra logica, le colonne d'Ercole oltre le quali non è possibile inoltrarsi, neanche con la mente. L'esempio classico, proposto anche dall'autore, è quello dell'uomo calvo. Con uno, due, tre capelli continua a essere calvo; quand'è che può considerarsi scomparsa la calvizie? Esiste un numero n, per cui con n capelli è possibile essere definiti calvi, e con n+1 capelli, al contrario, non calvi? Marcello Frixione presenta ai novizi della materia la logica fuzzy, e concetti di indubbio interesse come i predicati sfumati e il sorite, ovvero un paradosso che deriva proprio dall'impiego di predicati sfumati. Quello dell'uomo calvo è un tipico esempio di sorite. Sarà dunque interessante scoprire come esistano valori di verità intermedi tra il vero e il falso, in apparente antitesi con il principio di non-contraddizione di aristotelica memoria. È un argomento molto complesso, esposto con molta chiarezza nel testo ma, come ovvio, non completamente sviluppato.
Sempre nel terzo capitolo, l'autore guida il lettore nella comprensione del ragionamento deduttivo e induttivo. In particolare, l'attenzione è focalizzata su questa seconda modalità di ragionamento, che poi è alla base della costruzione del sapere scientifico; sfiorando elegantemente anche problematiche di tipo epistemologico, l'autore mostra le possibilità ma anche i limiti insiti a questo modo di inferire, che non è impeccabile, da un punto di vista prettamente logico, come il ragionamento deduttivo.
Dopo il quarto e ultimo capitolo, di più ampio respiro rispetto ai precedenti, in cui l'oggetto “ragionamento” è analizzato anche alla luce degli studi sull'intelligenza artificiale, l'autore fornisce diverse preziose indicazioni bibliografiche, strettamente ed esaurientemente correlate agli argomenti trattati nel libro.
Complessivamente si tratta di una lettura gradevole e stimolante, in grado di incontrare il lettore a digiuno di nozione logiche, ma anche di intrigare e sorprendere, talvolta, chi invece padroneggia la materia.
Recensione di Dario Scognamiglio, 18/11/2007
Logica
Il testo Come Ragioniamo di Marcello Frixione è un'opera agile e scorrevole il cui oggetto, come desumibile dal titolo, è il ragionamento nelle sue modalità di sviluppo e procedura logica. Non si tratta di un manuale, di cui non ha e non pretende di avere la completezza, ma di un'opera a carattere fondamentalmente divulgativo che tratta con straordinaria limpidezza espositiva temi di rilevante complessità concettuale, dalla logica formale nelle sue varie declinazioni al calcolo delle probabilità.
È un libro appassionante. Adopero questa definizione poco usuale per un testo di logica, ma il volume di Frixione riesce a tenere incollato il lettore, accompagnandolo capitolo dopo capitolo come tra le pagine di un romanzo. Presupponendo l'interesse per la materia, due sono le ragioni di questa peculiare appetibilità del libro: in primis la pulizia della scrittura di Frixione, la chiarezza lessicale e la linearità espositiva. In secondo luogo, la capacità di riportare sempre, in ogni passaggio di maggiore complessità concettuale, l'astratta struttura delle forme logiche e degli schemi di ragionamento alla loro concretezza, evidenziandone la costante presenza nel nostro pensare quotidiano.
L'opera è strutturata in 4 capitoli.
Il primo capitolo funge da introduzione, presentando all'attenzione del lettore alcuni concetti fondamentali per procedere nella comprensione del testo. In particolare, alcuni elementi basilari di logica formale (logica degli enunciati e logica dei predicati) come i connettivi argomentali e le tavole di verità.
Il secondo capitolo inerisce più direttamente la problematica oggetto del libro - ovvero il ragionamento - partendo dalle fallacie, che l'autore stesso definisce come argomentazioni errate che tuttavia, a un primo esame, possono apparire persuasive. L'autore espone numerosi e intriganti esempi, svelando al lettore le sue convinzioni ingenue, gli errori grossolani del suo modo di inferire e, talvolta, persino di percepire.
Il terzo capitolo è a mio avviso il più interessante; è capitato a tutti di confrontarsi con problemi di “categorizzazione”, scoprendo in maniera quasi ludica un vuoto della nostra logica, le colonne d'Ercole oltre le quali non è possibile inoltrarsi, neanche con la mente. L'esempio classico, proposto anche dall'autore, è quello dell'uomo calvo. Con uno, due, tre capelli continua a essere calvo; quand'è che può considerarsi scomparsa la calvizie? Esiste un numero n, per cui con n capelli è possibile essere definiti calvi, e con n+1 capelli, al contrario, non calvi? Marcello Frixione presenta ai novizi della materia la logica fuzzy, e concetti di indubbio interesse come i predicati sfumati e il sorite, ovvero un paradosso che deriva proprio dall'impiego di predicati sfumati. Quello dell'uomo calvo è un tipico esempio di sorite. Sarà dunque interessante scoprire come esistano valori di verità intermedi tra il vero e il falso, in apparente antitesi con il principio di non-contraddizione di aristotelica memoria. È un argomento molto complesso, esposto con molta chiarezza nel testo ma, come ovvio, non completamente sviluppato.
Sempre nel terzo capitolo, l'autore guida il lettore nella comprensione del ragionamento deduttivo e induttivo. In particolare, l'attenzione è focalizzata su questa seconda modalità di ragionamento, che poi è alla base della costruzione del sapere scientifico; sfiorando elegantemente anche problematiche di tipo epistemologico, l'autore mostra le possibilità ma anche i limiti insiti a questo modo di inferire, che non è impeccabile, da un punto di vista prettamente logico, come il ragionamento deduttivo.
Dopo il quarto e ultimo capitolo, di più ampio respiro rispetto ai precedenti, in cui l'oggetto “ragionamento” è analizzato anche alla luce degli studi sull'intelligenza artificiale, l'autore fornisce diverse preziose indicazioni bibliografiche, strettamente ed esaurientemente correlate agli argomenti trattati nel libro.
Complessivamente si tratta di una lettura gradevole e stimolante, in grado di incontrare il lettore a digiuno di nozione logiche, ma anche di intrigare e sorprendere, talvolta, chi invece padroneggia la materia.
mercoledì 16 gennaio 2008
Mastella si dimette
E cosa succede in Parlamento?
Per Casini è assurdo che i giudici indagati dal CSM vadano a fare show in tv...show che nulla hanno a che fare con la serietà della loro professione...(perchè non riesco a trovare su youtube il video con Larussa che balla il twist al bagaglino?)
Per Fini bisogna finirla di scagliarsi contro la magistratura solo quando è indagato uno del proprio schieramento...traduzione: uniamoci contro la magistratura.
Per Maroni, Mastella si unisca a loro, per combattere contro la vera casta, quella di coloro che decidono della vita e morte delle persone! Traduzione somma Fini+Casini+Maroni: ci si unisca contro la magistratura, possibilmente impedendoLe anche di dire la propria pubblicamente.
Devo scaricare il programma della P2. O magari lo ricostruisco facendo un collage degli interventi odierni in Parlamento.
Tutti comunque solidali con Mastella. Così come Napolitano, per saltare di palo in frasca, è solidale col Papa. Mi sembra giusto. I nemici del sistema sono gli studenti, i professori e i magistrati.
E magari è anche vero...a volte, non sempre, studenti, professori e magistrati sono nemici del sistema...la mia solidarietà, dunque, a studenti, professori e magistrati.
Per Casini è assurdo che i giudici indagati dal CSM vadano a fare show in tv...show che nulla hanno a che fare con la serietà della loro professione...(perchè non riesco a trovare su youtube il video con Larussa che balla il twist al bagaglino?)
Per Fini bisogna finirla di scagliarsi contro la magistratura solo quando è indagato uno del proprio schieramento...traduzione: uniamoci contro la magistratura.
Per Maroni, Mastella si unisca a loro, per combattere contro la vera casta, quella di coloro che decidono della vita e morte delle persone! Traduzione somma Fini+Casini+Maroni: ci si unisca contro la magistratura, possibilmente impedendoLe anche di dire la propria pubblicamente.
Devo scaricare il programma della P2. O magari lo ricostruisco facendo un collage degli interventi odierni in Parlamento.
Tutti comunque solidali con Mastella. Così come Napolitano, per saltare di palo in frasca, è solidale col Papa. Mi sembra giusto. I nemici del sistema sono gli studenti, i professori e i magistrati.
E magari è anche vero...a volte, non sempre, studenti, professori e magistrati sono nemici del sistema...la mia solidarietà, dunque, a studenti, professori e magistrati.
martedì 1 gennaio 2008
Religione e Politica
Anche il nuovo anno (a proposito…auguri a tutti) è cominciato, per me, nel segno del masochismo. Sveglio da poche ore, faccio il mio solito giretto on-line per sbirciare le prime pagine o gli editoriali dei vari quotidiani. Perché masochista? Perché leggo anche la carta straccia più avvilente, quella da attacchi di bile, il giornalaccio auto-referenziale e semi-scandalistico di Vittorio Feltri: “Libero” (ah ah ah…scusate ma il nome del quotidiano è una parodia).
Ora siamo obiettivi. Non tutte le firme di quel giornale hanno lo stesso valore. Marcello Veneziani per esempio lo leggo volentieri. Quando c’è Massimo Fini, più che volentieri. Farina non lo digerisco in alcun modo, però scrive davvero bene. Feltri, Brunetta, Oscar Giannino, no comment. Il Direttore in particolare, resta per me un mistero insolubile: ma come cavolo fa ad essere Direttore di un quotidiano? Scrive male, pensa peggio; e poi fanno le agende “in cuoio, esclusive, eleganti” con il suo profilo con tanto di pipa stagliato sulla copertina. Per sole 60,00 euro. Voglio vedere in faccia chi compra quell’agenda!
Ma la mia riflessione va a proposito di un ributtante articolo di Socci. Si, non avevo dimenticato il suo nome. Me lo tenevo in serbo. Il giovane intellettuale torna sull’argomento “rapporto Dio-politica”, citando come argomentazione di difficile impugnazione un pensiero che riportiamo:
«Per me non c'è politica che non sia contemporaneamente religione. La politica serve la religione. La politica senza la religione è una trappola per gli esseri umani, perché uccide l'anima. Sono fermamente convinto che oggi l'Eu ropa non stia mettendo in pratica lo spirito di Dio e del cristianesimo, bensì lo spirito di Satana».
Socci non svela subito l'identità dell’autore del pensiero…sapientemente attende, consumato dall’esperienza aspetta il momento giusto per vibrare il colpo, perché non è il pensiero, ma l’identità del pensatore che dovrebbe piegare le ginocchia del lettore, fiaccare la resistenza di chi a sinistra si ostina a difendere la laicità dello Stato. Rullo di tamburi…sarà Gramsci? Togliatti? Non ditemi che è Marx! Tremo! Signori e signori, l’autore è…Gandhi.
Ma vaff…
E’ ignoranza o malafede quella per cui Socci cita qualcuno che quando parla di religione intende l’esatto opposto di ciò che lui vorrebbe difendere e sostenere?
Gandhi ha una concezione della religione che è ricerca spirituale, qualcosa che a noi occidentali è preclusa proprio perché strozzati dall’ottuso e dogmatico cappio cristiano-cattolico. Il pensiero di Gandhi sottende la necessità di asservire le ragioni “particolari” a quelle “universali”, quelle della materia a quelle dello spirito. Condivisibile o meno, nulla ha a che fare con le ingerenze della chiesa cattolica, le cui rivendicazioni di primato della morale sulla politica sanno tanto di primato politico della chiesa, di monopolio dell’etica. La religione di cui parla Gandhi è il libero cammino dello Spirito alla ricerca di sé. Ora, due sono le cose: o Socci ritiene che la Chiesa dovrebbe ancora amministrare il potere temporale, e allora mettiamolo in una macchina del tempo e rispediamolo a Canossa, a gustarsi la scena che tante volte avrà immaginato in momenti di irrefrenabile pulsione erotica; oppure valuta che la Chiesa sia depositaria della dimensione dello spirito, o peggio ancora della morale.
Purtroppo questa è mentalità diffusa. La chiesa è la casa di Dio, e il culto cattolico la dimensione unica della spiritualità. Tutto il resto è noia. No, non ho detto noia, ma boia boia boia!
Boia chi molla, vorrei gridare. Ma alla fine non si può non scendere a patti con la chiesa, perché volenti o nolenti, come ben illustra Michel Onfray nel “Trattato di Ateologia”, anche gli atei sono atei-cristiani. Liberandosi della dottrina escatologica e dell’anima-immortale, non si riesce tuttavia a rovesciare il paradigma etico cristiano, il sistema di valori di cui è impregnata la nostra cultura. Tranne ovviamente che per aspetti futili ed evanescenti, tipo la morale sessuale, per intenderci.
Semplificando molto, oggi il ruolo dell’intellettuale è quello di creare problematicità, nodi critici. Venga il compromesso, se è davvero tale, e non semplice appiattimento e sconfitta culturale. Non basta dire che la chiesa non ha monopolio di etica e spiritualità. Bisogna essere in grado di costruire una nuova etica e una nuova spiritualità realmente libere dall’ingombrante divinità di cui non hanno alcun bisogno.
Ora siamo obiettivi. Non tutte le firme di quel giornale hanno lo stesso valore. Marcello Veneziani per esempio lo leggo volentieri. Quando c’è Massimo Fini, più che volentieri. Farina non lo digerisco in alcun modo, però scrive davvero bene. Feltri, Brunetta, Oscar Giannino, no comment. Il Direttore in particolare, resta per me un mistero insolubile: ma come cavolo fa ad essere Direttore di un quotidiano? Scrive male, pensa peggio; e poi fanno le agende “in cuoio, esclusive, eleganti” con il suo profilo con tanto di pipa stagliato sulla copertina. Per sole 60,00 euro. Voglio vedere in faccia chi compra quell’agenda!
Ma la mia riflessione va a proposito di un ributtante articolo di Socci. Si, non avevo dimenticato il suo nome. Me lo tenevo in serbo. Il giovane intellettuale torna sull’argomento “rapporto Dio-politica”, citando come argomentazione di difficile impugnazione un pensiero che riportiamo:
«Per me non c'è politica che non sia contemporaneamente religione. La politica serve la religione. La politica senza la religione è una trappola per gli esseri umani, perché uccide l'anima. Sono fermamente convinto che oggi l'Eu ropa non stia mettendo in pratica lo spirito di Dio e del cristianesimo, bensì lo spirito di Satana».
Socci non svela subito l'identità dell’autore del pensiero…sapientemente attende, consumato dall’esperienza aspetta il momento giusto per vibrare il colpo, perché non è il pensiero, ma l’identità del pensatore che dovrebbe piegare le ginocchia del lettore, fiaccare la resistenza di chi a sinistra si ostina a difendere la laicità dello Stato. Rullo di tamburi…sarà Gramsci? Togliatti? Non ditemi che è Marx! Tremo! Signori e signori, l’autore è…Gandhi.
Ma vaff…
E’ ignoranza o malafede quella per cui Socci cita qualcuno che quando parla di religione intende l’esatto opposto di ciò che lui vorrebbe difendere e sostenere?
Gandhi ha una concezione della religione che è ricerca spirituale, qualcosa che a noi occidentali è preclusa proprio perché strozzati dall’ottuso e dogmatico cappio cristiano-cattolico. Il pensiero di Gandhi sottende la necessità di asservire le ragioni “particolari” a quelle “universali”, quelle della materia a quelle dello spirito. Condivisibile o meno, nulla ha a che fare con le ingerenze della chiesa cattolica, le cui rivendicazioni di primato della morale sulla politica sanno tanto di primato politico della chiesa, di monopolio dell’etica. La religione di cui parla Gandhi è il libero cammino dello Spirito alla ricerca di sé. Ora, due sono le cose: o Socci ritiene che la Chiesa dovrebbe ancora amministrare il potere temporale, e allora mettiamolo in una macchina del tempo e rispediamolo a Canossa, a gustarsi la scena che tante volte avrà immaginato in momenti di irrefrenabile pulsione erotica; oppure valuta che la Chiesa sia depositaria della dimensione dello spirito, o peggio ancora della morale.
Purtroppo questa è mentalità diffusa. La chiesa è la casa di Dio, e il culto cattolico la dimensione unica della spiritualità. Tutto il resto è noia. No, non ho detto noia, ma boia boia boia!
Boia chi molla, vorrei gridare. Ma alla fine non si può non scendere a patti con la chiesa, perché volenti o nolenti, come ben illustra Michel Onfray nel “Trattato di Ateologia”, anche gli atei sono atei-cristiani. Liberandosi della dottrina escatologica e dell’anima-immortale, non si riesce tuttavia a rovesciare il paradigma etico cristiano, il sistema di valori di cui è impregnata la nostra cultura. Tranne ovviamente che per aspetti futili ed evanescenti, tipo la morale sessuale, per intenderci.
Semplificando molto, oggi il ruolo dell’intellettuale è quello di creare problematicità, nodi critici. Venga il compromesso, se è davvero tale, e non semplice appiattimento e sconfitta culturale. Non basta dire che la chiesa non ha monopolio di etica e spiritualità. Bisogna essere in grado di costruire una nuova etica e una nuova spiritualità realmente libere dall’ingombrante divinità di cui non hanno alcun bisogno.
lunedì 17 dicembre 2007
Niente di Speciale
Le mie scarse cognizioni di Diritto Amministrativo mi fanno pensare che quello di Padoa Schioppa, a proposito del Generale Speciale, sia stato "vizio di eccesso di potere". Contro di lui c'è, insomma, il principio di ragionevolezza dell'attività amministrativa. E' un principio costituzionale, mica niente, e non è la prima gaffe del Ministro. Più che le dimissioni ci vorrebbe un bel debito formativo.
Ma non è questo il punto. Il Generale si dimette (niente di eroico, mi sembra il minimo...) e giù la solita cascata retorica sul senso dello Stato e bla bla bla...e l'onore della divisa e bla bla bla...la solita aria fritta della destra. Ma niente da dire su come il Generale ha usato i suoi privilegi? Neanche una parola. La "cultura della destra" di cui Veneziani vorrebbe essere testimone, nella seconda repubblica, cioè da quando i destrorsi hanno avuto occasione di poggiare le chiappe sugli scranni del potere, si è tradotta sistematicamente in una "pedagogia dell'illegalità", una pedagogia che ricorda le parole del "Professore Vesuviano" del film di Tornatore, il Camorrista, quando dice:"ecco! Questo si chiama rubare!", esaltando l'illegalità organizzata contro quella confusionaria e autolesionista dei pesci piccoli. O il film di Chaplin, Mr.Verdoux, con il capovolgimento concettuale e paradossale per cui sono le dimensioni di un crimine l'assurdo presupposto per la sua legittimazione.
E l'imbarazzo del centro-sinistra è di una tristezza infinita
Ma non è questo il punto. Il Generale si dimette (niente di eroico, mi sembra il minimo...) e giù la solita cascata retorica sul senso dello Stato e bla bla bla...e l'onore della divisa e bla bla bla...la solita aria fritta della destra. Ma niente da dire su come il Generale ha usato i suoi privilegi? Neanche una parola. La "cultura della destra" di cui Veneziani vorrebbe essere testimone, nella seconda repubblica, cioè da quando i destrorsi hanno avuto occasione di poggiare le chiappe sugli scranni del potere, si è tradotta sistematicamente in una "pedagogia dell'illegalità", una pedagogia che ricorda le parole del "Professore Vesuviano" del film di Tornatore, il Camorrista, quando dice:"ecco! Questo si chiama rubare!", esaltando l'illegalità organizzata contro quella confusionaria e autolesionista dei pesci piccoli. O il film di Chaplin, Mr.Verdoux, con il capovolgimento concettuale e paradossale per cui sono le dimensioni di un crimine l'assurdo presupposto per la sua legittimazione.
E l'imbarazzo del centro-sinistra è di una tristezza infinita
mercoledì 12 dicembre 2007
Quanto rischiano i lavoratori
Quante volte mi sono incautamente avventurato in discussioni generiche su morale e politica. La differenza di reddito, e quindi di qualità della vita, tra imprenditori e lavoratori (nel privato) e dirigenti e dipendenti (nel pubblico) ha sempre trovato giustificazione in un postulato: gli imprenditori rischiano di più…i dirigenti hanno più responsabilità.
Argomentazioni che vogliono essere risolutive e sono invece la dimostrazione della dominante mentalità asservita alla logica del danaro, dei soldi, dello sterco del diavolo.
Gli imprenditori rischiano di più…in termini strettamente economici è anche vero. Gli imprenditori rischiano i soldi (che poi, scava scava…magari non rischiano un cazzo). Si, è vero, in molti casi i lavoratori rischiano la vita, o la salute, nelle fabbriche come nelle strade, su altissime impalcature o alla guida dei camion. Però cazzo, gli imprenditori rischiano i soldi! I dirigenti firmano carte, e ciò richiede responsabilità! Ne uccide più la penna della spada, e forse anche più delle presse meccaniche.
Sarebbe interessante confrontare i 3/4 operai che muoiono ogni giorno sul lavoro, con gli imprenditori che finiscono sul lastrico o i dirigenti in manette o disgrazia.
Vediamo chi rischia di più, sia in termini quantitativi (quanto rischiano) che qualitativi (cosa rischiano)
Argomentazioni che vogliono essere risolutive e sono invece la dimostrazione della dominante mentalità asservita alla logica del danaro, dei soldi, dello sterco del diavolo.
Gli imprenditori rischiano di più…in termini strettamente economici è anche vero. Gli imprenditori rischiano i soldi (che poi, scava scava…magari non rischiano un cazzo). Si, è vero, in molti casi i lavoratori rischiano la vita, o la salute, nelle fabbriche come nelle strade, su altissime impalcature o alla guida dei camion. Però cazzo, gli imprenditori rischiano i soldi! I dirigenti firmano carte, e ciò richiede responsabilità! Ne uccide più la penna della spada, e forse anche più delle presse meccaniche.
Sarebbe interessante confrontare i 3/4 operai che muoiono ogni giorno sul lavoro, con gli imprenditori che finiscono sul lastrico o i dirigenti in manette o disgrazia.
Vediamo chi rischia di più, sia in termini quantitativi (quanto rischiano) che qualitativi (cosa rischiano)
sabato 8 dicembre 2007
Cosa succede...
Cosa succede se attraverso la strada…
È forse la mia stessa volontà
Che mi lega gambe e braccia,
o un lungo guinzaglio,
o come i cavalli sento il morso
se provo a cambiare la rotta, il tracciato…
Oppure è normale
È tutto normale
Che indugi in pensieri senza ragione
che a volte mi piaccia il mio posto nel mondo,
e che altre, diversamente
vorrei essere cancellato come un disegno
È forse la mia stessa volontà
Che mi lega gambe e braccia,
o un lungo guinzaglio,
o come i cavalli sento il morso
se provo a cambiare la rotta, il tracciato…
Oppure è normale
È tutto normale
Che indugi in pensieri senza ragione
che a volte mi piaccia il mio posto nel mondo,
e che altre, diversamente
vorrei essere cancellato come un disegno
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