sabato 20 marzo 2010

Aldo Busi offende Papa e Cavaliere. Il Medioevo risponde...

Detto francamente, posso vivere senza Busi e le sue provocazioni. Non mi disturba una rai senza Busi. Non sarebbe per me gravosa una tv senza Busi. Non sarebbe per me un deserto, una libreria senza Busi.
Che mondo sarebbe, senza Busi? Non lo so. Ma per me sarebbe più difficile vivere in un mondo senza nutella.
Sempre che il buon Aldo avesse liberamente deciso di ritirarsi a vita privata, dedicandosi alla cura dell’orto e a buone letture.
Ma Busi è stato radiato da tutte le trasmissioni rai, da una tv pubblica sempre più ipocrita e medievale.
Radiato perché ha insultato il Santo Padre.
A parte il fatto che non si capisce perché si possono insultare ospiti in studio, politici, magistrati, artisti, tutti tranne il Santo Padre.
A parte il fatto che…siamo sicuri che il problema siano gli insulti al Papa? Non sarà la poco velata critica all’operato del Cavaliere?
Cavalieri e Papi non si toccano. Proprio come nel Medioevo…
Ma il problema, alle mie orecchie, suona diversamente: quale sarebbe l’insulto?
Busi ha detto che gli omofobi sono omosessuali repressi, e che il Papa deve smetterla di prendersela con gli omosessuali. Se identifichiamo la critica agli omosessuali con l’omofobia, il sillogismo è completo: il Papa è un omosessuale represso.
E’ un’opinione. Ma Busi non ha sostenuto che il Papa è uno stronzo, un criminale, un assassino. Al massimo, ha lasciato intendere che è un omosessuale represso.
Ora, quello che mi chiedo…da quando “omosessuale” è un insulto?
Capisco i baciapile, i centristi, bigotti di varia appartenenza.
Ma la Rai, il servizio pubblico, ha sposato la tesi per cui dare dell’omosessuale a qualcuno significa insultarlo.
Busi è stato addirittura radiato da tutti i programmi Rai…per quale ragione? Per la natura dell’insulto, o per il destinatario?
In entrambi i casi, è Medioevo.

mercoledì 16 dicembre 2009

Il Fatto


Ci ho provato di nuovo.
“Il Fatto” di MarcoTravaglio non è – come si poteva sospettare alla sua nascita - un quotidiano solo per Dipietristi e Grillini; sempre più spesso sbuca dalle sacche dove un tempo s’affacciavano Manifesto ed Unità; lo trovi sotto l’ascella pezzata di un passante, guancia a guancia con Repubblica; avvolge le percoche del fruttivendolo che un tempo era assiduo lettore di Liberazione.
“Il Fatto” si è imposto anche a sinistra, tra gli intellettuali di sinistra. Lo leggono persone di indiscutibile cultura ed intelligenza. Quello che mi chiedo è…perché?
Inutile avventurarsi in acrobatiche analisi politiche, che inevitabilmente mi condurrebbero in luoghi che ho frequentato tante di quelle volte da averne la nausea. I silenzi, i vuoti della sinistra…il Berlusconismo talmente dilagante da aver coinvolto i suoi avversati e detrattori. E basta…
Il problema che mi pongo stasera è un altro…come dall’incipit, ci ho provato di nuovo…e questo “Fatto” continua a sembrarmi un giornalaccio…
Ho tra le mani la copia di ieri. Amo dare giudizi sommari e sviluppare sani pregiudizi, ma in questo caso – proprio perché questo giornale è letto da persone di provata sapienza – ho voluto essere meno superficiale di quanto la mia periodica fiacchezza vorrebbe.
Pagine 1-2-3-4…5…..6!...cacchio…7! Sette pagine su diciotto si occupano del caso “souvenir sul volto del premier”. Ora dico…non è una notizia da nulla…ma oltre un terzo del giornale è dedicato a questo. Nessun approfondimento, nessuna analisi degna di tal nome…fondamentalmente, prese per il culo a Berlusconi.
Per fortuna, in prima pagina una geniale battuta del geniale Corrado Guzzanti, che non posso non riportare per intero:
“Ieri a Milano un matto, estraneo a qualunque organizzazione politica e in cura psichiatrica da 10 anni, ha colpito al volto il premier Silvio Berlusconi. E’ il frutto del clima violento scatenato dai magistrati, dai giornali e dalle televisioni, contro il governo. Oggi un altro matto si è versato un piatto di pastasciutta in testa: politica e istituzioni si uniscono unanimi a condannare anche questo episodio”. Questo significa essere un fuoriclasse.
Ma la vera perla è a pagina 5…”Il rebus Veronica”…ci si pone l’angustiante problema del “se Lady Veronica abbia chiamato Berlusconi”. Il premier dice di si, ma…attenzione! Palazzo Chigi smentisce! Nessuna chiamata dalla Lario…
Ma si può?
Da pagina otto a pagina 11 una panoramica su qualche notizia…il processo breve in primis, ovvio. Poi lo scandalo Wind, la monnezza a Palermo, un accenno al processo Spartacus. Qualità dell’approfondimento? “Leggo”, “City”…questo è il livello.
Pagina 12: pubblicità.
Pagina 13…toh! L’Iran…mezza pagina. Poi una pagina per la cultura, una per lo sport, due per la tv, una per l’economia. I quest’ultima, nel bel mezzo dell’articolo che tratta dell’economia asiatica…senza nessun senso, senza nessuna logica, appare un estratto di Enzo Biagi che prende per il culo Berlusconi….
Poi la posta, e stop…finito il giornale. Circa il 60% dello spazio dedicato alla politica, è occupato dal souvenir in faccia al Presidente del Consiglio. Ironie, prese di posizione, strumentali polemiche sulla qualità della sicurezza del premier…e qualche disperato tentativo di costruire un’analisi da parte di Oliviero Beha.
O non capisco davvero nulla – e quindi tanto vale che lasci perdere i giornali e mi dia alle percoche - o questo è il giornale meno berlusconiano, ma più berlusconista in circolazione.

giovedì 11 giugno 2009

Fino alla fine...e la fine si avvicina sempre più...

La sinistra è malata di snobismo, c’è poco da fare.
Cesaro ha vinto le elezioni e giù una pioggia di commenti: non sa parlare, è un ignorante, è un analfabeta.
E sulle cosiddette veline che Berlusconi avrebbe dovuto portare all’eurodisney, o all’europarlamento, in ogni caso a divertirsi. Il problema non è che i candidati siano calati dall’alto come lo Spirito Santo, ma che sono delle idiote…senza cultura…delle oche giulive.
E anche quando non sono oche, sono state scelte solo perché bone o vicine, molto vicine al Presidente.
Mah…
Cesaro sarà uno sgrammaticato. E allora? Non siamo nella Repubblica di Platone, al governo non devono andare i migliori, siamo in democrazia. Ovvero, devono essere rappresentate tutte le fasce sociali, tutti i cittadini. Con questa logica, gli ignoranti neanche dovrebbero votare.
Ci saranno altre ragioni per lagnarsi di Cesaro, si vedrà, ma mi rode sentire ‘ste menate sulla cultura.
Sarebbe auspicabile una classe politica più colta? Certo, perché sarebbe auspicabile una società più colta. Ma per un branco di asini, è meglio essere rappresentati da un altro asino che da un purosangue.
E il caso veline…certo non è un bell’affare. Ma non lo è stato neanche, per me, trovarmi in lista con Sinistra e Libertà il solito Francesco Caruso, cui non darei un voto neanche sottotortura. Dove non ci sono le primarie, e non ci sono – neanche a sinistra, poche chiacchiere – le liste vengono scelte dagli alti papaveri. Era meglio Di Pietro che candidò De Gregorio? O Casini che h candidato Emanuele Filiberto? Oppure il nostro Caruso?
Le candidature vengono selezionate in base a logiche di potere, nepotismo, clientele varie, popolarità, appetibilità dei nomi. Il Presidente del Consiglio è molto più viscerale nelle sue scelte…per orientarsi nelle decisioni si affida alla sua personale bussola, il cui ago (almeno così vuole far credere) indica sempre il nord.

mercoledì 25 marzo 2009

Onorevole Ronchi

Qualche settimana fa, l'Onorevole Ronchi - ospite di Porta a Porta - urlando e sputacchiando all'indirizzo della povera Rosibindi - dichiarava con il consueto orgoglio postfascista, parlando di romeni accusati di stupro:"non sono uomini ma bestie". E alle proteste della Rosy, ribadiva in maniera ancora più convincente: "SONO BESTIE!".
Ovviamente l'espressione, presa alla lettera, è semplicemente errata. Sono esseri umani a tutti gli effetti, da un punto di vista scientifico, antropologico ecc. ecc.
Il senso dell'assioma ronchiano ovviamente era un altro: la bassezza morale, l'abiezione del gesto, ha degradato questi individui da uomini a bestie.
Altrettanto ovviamente è un discorso - come si suol dire - di pancia. Un'abitudine perdonabile al popolo (non giustificabile...perdonabile) ma non ad un ministro. Il fatto che sia rappresentante del popolo non vuol dire che debba rappresentarne i malumori anche quando sono espressione della rabbia più...posso dire bestiale?
Responsabilità di un uomo di governo sarebbe quella di abbassare i toni, non cavalcare il fiume di bile fino a rischiare uno straripamento. In sostanza, un ministro dovrebbe usare il cervello, non la pancia. Il cervello produce ragionamenti, analisi, proposte. La pancia si esprime a peti.
Ragionamenti, ministro Ronchi...analisi...non peti!
Perchè se un uomo, in virtù di un atto abietto, può essere degradato a bestia, allora è lecito ritenere che non abbia più i diritti che normalmente riconosciamo agli esseri umani.
Un ministro non dovrebbe neanche osare esprimersi in questo modo.
Anche il sostenitore delle politiche più severe, più repressive, dovrebbe ricordare in ogni momento:"stiamo parlando di esseri umani".
Poi...una riflessione a margine. I due romeni accusati dello stupro della Caffarella sono stai riconosciuti innocenti. Il popolo li aveva già condannati (per non parlare delle voraci e ottuse comunità di facebook), se avessero potuto li avrebbero linciati.
Razzisti.
Nessuno si ferma a riflettere su un fatto gravissimo: uno dei due accusati, nonostante fosse innocente, aveva confessato. Perchè? La prima ipotesi: è stato costretto. La seconda ipotesi (ancora peggiore): ha avuto paura di uscire...
Ci stiamo riducendo ad una "democrazia" in cui un innocente deve aver paura di dichiararsi tale per paura di un'opinione pubblica che lo ha già condannato?
In ogni caso, erano innocenti. Ahi...e ora che si fa?
Poi hanno trovato i colpevoli, sono pur sempre due romeni. I conti - finalmente - tornano.
R-A-Z-Z-I-S-T-I.

giovedì 5 febbraio 2009

Involuzione silenziosa

Il diritto penale pre-moderno era caratterizzato da una peculiarità: per uno stesso reato, la pena poteva variare in base all’identità del reo e della vittima. In parole semplici: se un ricco ammazzava un povero, non subiva la stessa punizione di un povero che ammazzava un ricco.
Non il “fatto”, dunque, come elemento centrale del diritto, bensì il soggetto.
Oggi ci appare come un’aberrazione.
L’evoluzione del diritto penale, per fortuna, consegna agli uomini un principio di civiltà: La Legge è uguale per tutti.
Italia, 2008. Il governo Berlusconi applica una piccola modifica all’arti. 61 (comma 11 bis) del codice penale, ovvero “l’aggravante se il fatto [reato] è commesso da un soggetto che si trova illegalmente sul territorio italiano”.
L’attenzione - dal fatto - torna subdolamente a concentrarsi sui soggetti. Io e un clandestino possiamo commettere lo stesso e identico reato. Ma lui è clandestino…quindi è più grave.
Il veleno a piccole dosi quasi non si sente, si insinua nell’organismo e circola liberamente, inquinando giorno dopo giorno il nostro sangue.
Siamo presbiti. Riusciamo a vedere con chiarezza solo ciò che è distante; distante nello spazio e nel tempo.
E così, ciò che ieri era un’aberrazione, oggi non ci appare come tale.

domenica 25 gennaio 2009

Esigenze Cautelari

La violenza sulle donne è un tema che ogni tanto torna di attualità. In realtà è probabilmente il problema più antico del mondo, coincidente con il momento stesso in cui l'uomo si è reso conto di essere più forte fisicamente.
In questi giorni, le cronache nazionali hanno duramente provato le nostre sensibilità attraverso una serie di episodi di rara drammaticità. Primavalle, Guidonia, Fiera di Roma...sono stati teatri di aberranti suprusi, che al di là dell'immediata reazione viscerale, spingono a qualche riflessione più approfondita.
In particolare, il caso di Davide Franceschini, l'ITALIANO (visto che lo precisiamo per gli stranieri, facciamolo con tutti...) di 22 anni che, alla Fiera di Roma, la notte di Capodanno - forse terrorizzato dal proverbio che impone attività sessuale proprio l'ultimo giorno dell'anno per eludere 12 mesi di forzata astinenza - ha stuprato una coetanea in un bagno chimico e, quando il cerchio attorno a lui cominciava a stringersi, ha deciso di costituirsi.
Ora, per l'applicazione di una misura cautelare, è agli arresti domiciliari.
E l'Italia si ribella.
Premessa: spesso la pubblica opinione - ma anche i media, dolosamente o colposamente che sia -confondono misure cautelari e condanna definitiva. Allora ci si scandalizza, presumendo magari che un ubriaco che ha investito e ucciso tot persone sia stato condannato semplicemente ai domiciliari. In realtà, finchè non si è consumato un processo l'imputato è innocente (non lo dico io, ma la Costituzione). Tuttavia, fino all'eventuale condanna definitiva, può essere sottoposto a misure cautelari (in casi estremi, anche alla custodia in carcere).
E' un principio di civiltà, non è possibile sbattere in cella qualcuno prima che ne sia stata appurata la colpevolezza.
Però vorrei dire una cosa sulle misure cautelari.
Queste vengono applicate se e solo se si verificano determinati presupposti, i quali consistono i tre peculiari condizioni:
1) Gravità del delitto; non è possibile, ad esempio, applicare una misura cautelare per un calcio in culo ad un passante (almeno spero...). Per lo stupro, ovviamente, si
2) Gravi indizi di colpevolezza; in questo caso, parliamo di reo confesso, quindi non ci sono dubbi
3) Esigenze cautelari; ovvero, deve sussistere almeno una delle esigenze cautelari, che sono: pericolo di inquinamento o dispersione delle prove - pericolo di fuga - pericolo di reiterazione di reati.
Esistono vari tipi di misura cautelare; tra quelle coercitive personali, la più grave è ovviamente la custodia in carcere. Qual'è la discriminante per cui si decide di applicare la custodia in carcere anzichè gli arresti domiciliari?
Sfogliamo il codice di procedura penale, libro IV art. 275 (criteri di scelta):
"Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto"
Ok...andiamo al comma 3:
"La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all'articolo 416 bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416 bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari"
Quando parliamo di 416 bis parliamo di associazioni di stampo mafioso.
In linea teorica, il giudice ha applicato la legge. Il giovane Davide Franceschini non risulta essere un mafioso, esistono a suo carico gravi indizi di colpevolezza relativi ad un reato grave, e sussistono esigenze cautelari: arresti domiciliari.
Io però non sono d'accordo. Si parla tanto di sicurezza, pacchetti sicurezza, pacchi veri e propri, soldati da tutte le parti...a volte piccoli accorgimenti potrebbero essere molto più efficaci.
Io ad esempio applicherei una piccola modifica alla legge, anche per ridurre la discrezionalità del giudice: la custodia cautelare in carcere si applica quando, oltre a sussistere gravi indizi di colpevolezza, esigenze cautelari ecc..., la libertà dell'imputato possa essere di pregiudizio alla serenità della vittima.
Questi due abitano nella stessa città...
Qualcuno potrà obiettare: ma gli arresti domiciliari non significano libertà, i due comunque non potranno incontrarsi.
Sbagliato. "Arresti domiciliari" significa che se lasci la tua abitazione ti beccano e trascinano in carcere. Ma intanto sei uscito, non c'è un controllo! In questo caso la vittima ha diritto o no di sapere che non rischierà più di incontrare il suo aggressore, a meno che non venga riconosciuto innocente o abbia scontato la pena?
Magari sono in errore. Mi piacerebbe sentire qualche altra opinione (niente "tagliamogli le palle" o "la ragazza se l'è cercata", please...)

mercoledì 21 gennaio 2009

Uruk Ar - di Enrico Romano, Sergio Vasquez, Dario Scognamiglio


Narrativa, 248 pagine
Volume I
Uruk Ar è una terra senza passato; nessuno dei suoi abitanti ne conosce la storia; le cronache più fedeli, le ricostruzioni più accurate non vanno oltre i quattro secoli. Uruk Ar sembra apparsa dal nulla 400 anni prima, con i suoi abitanti e la sua non-storia. E per tutti i suoi abitanti, Uruk Ar è il mondo, nulla esiste oltre i suoi confini: il deserto di Sabbionga, l’Invalico, il mare…la distesa infinita impossibile da oltrepassare. A nessun abitante di Uruk Ar verrebbe mai in mente di sfidare le acque, il calore del deserto, il misterioso Invalico. I limiti di Uruk Ar sembrano coincidere con quelli delle menti dei suoi abitanti. In questa cornice si intrecciano i destini di due giovani, Li Day Shen e Balzarbam, caratteri opposti e apparentemente inconciliabili che finiranno, al contrario, per diventare inseparabili compagni di avventura, travolti da una serie di eventi e personaggi, una vera e propria rete di imprevisti apparentemente intessuta per stringersi sempre più avvolgente attorno i loro destini. Li Day Shen e Balzarbam scopriranno di essere al centro di qualcosa che non riescono a capire, artefici involontari di un progetto che potrebbe cambiare per sempre la non-storia di Uruk Ar. Fianco a fianco, i due avventurieri dovranno affrontare un protagonismo non voluto, una nuova dimensione di vita segnata da drammi personali e minacciosi venti di guerra. Fianco a fianco, Li Day Shen e Balzarbam dovranno capire quale destino è stato scelto per loro, e decidere se assecondarlo o, al contrario, riscrivere la non-storia di Uruk Ar.